Il Respiro del Vino di Luigi Moio ma anche dell’arte e bellezza

“Il Respiro del Vino” di Luigi Moio, è il libro della maturità enologica e professionale in cui cede alle emozioni narrative del suo lungo progetto di professore universitario, produttore di vino e oggi, scrittore, prima scientifico ed ora anche saggista del vino. Un libro impegnativo che si legge scorrendo nelle non sempre semplici nozioni scientifiche che la penna di Luigi riesce a raccontare con leggerezza e a tratti con armonia. Per lui un compito difficile scrivere fuori dall’alveo scientifico di nozioni chimiche intrise di terminolgia ostica e soprattutto difficile in quanto lui il vino non solo lo ha studiato pe alcuni decenni con lunghe parentesi a Bordeaux, ma lo produce anche! Quindi oltre lo studio, la ricerca, l’esperienza e sperimentazione anche la vita da vignaiolo con la sua famiglia e la sua splendida Laura Di Marzio che aggunge i suoi studi in scienza dell’alimentazione, nella sua cantina “Quintodecimo” in Mirabella Eclano. E dopo tanti anni Luigi Moio si è finalmente liberato del suo progetto, definitivamente realizzato, togliendosi un peso trascinato dentro anni, nel voler realizzare un vino che fosse la sua espressione ideale, emozionale e artistica nella sua terra irpina. Un viaggio lungo una vita con tutto il bagaglio dell’infanzia trascorso a Mondragone, nella cantina di papà Michele Moio tenace ed antico produttore di Falerno, dove ha iniziato a respirare il profumo del vino e delle vinacce, delle botti e dell’uva. Ho atteso due mesi da quel giorno di settembre a casa sua quando, insieme al nostro amico Helmuth Koecher, Luigi ci svelò alcune righe del libro leggendoci alcuni passi che ci rimasero attoniti. Da allora ka lunga attesa di averlo finalmente con tanto di dedica.  Il Respiro del Vino a tratti sembra un manuale a tratti un saggio dove si trova la spiegazione di concetti precisi, il senso compiuto della sintesi chimica che si sviluppa nel processo di vinificazione, snocciolati elegantemente nei numerosi capitoli per 477 pagine.: La passione di sentire il vino, L’essenziale dei cinque sensi, A caccia di odori, L’odore dell’uva, l’odore del mosto, Il big Bang odroso, I piani olfattivi, Collasso ed espanzione degli odori, L’orchestra olfattiva, Le vette odorose dei vini solisti, I fermenti e il profumo del vino, Il vino al caldo, Gli scambi olfattivi tra vini e barrique, La metamorfosi della dolcezza, Il profumo della terra, Il vino tra le nuvole, Elogio della longevità, Suono, colore e suono del vino, La festa sensoriale e altri ancora.
Ne “Il profumo della terra”, scrive: “….questo riferirsi in modo ricorrente al legame tra vino e territorio deriva da una tradizione di differenziazione dei vini basata appunto sul luogo di produzione che si è perfezionata in Francia nella prima metà dell’ottocento e che peraltro non è più solo prassi commerciale ma anche struttura normativa e potremmo dire elemento identitario della produzione vitivinicola europea. Detto questo, è però importante chiarire se il carattere sensoriale del vino può essere influenzato dal territorio di produzione. E se, una volta riconosciuto ciò, è più facile ottenere vini caratterizzati realimente da un’impronta olfattiva territoriale usando i vitigni solisti o quelli orchestrali. Le risposte a queste domande non sono affatto semplici, e per arrivarci è necessario partire da un termine francese che si è rinunciato a tradurre: terroir.” Considerazioni che cercando di ordinare l’uso di una terminologia spesso banale o scontata uandi si parla di un vino ed il suo territorio. E al termine della sua lunga narrazione Luigi inserisce “Il privilegio della bellezza”, cercando di cogliere gli elementi estetici del vino nella sintesi che per millenni lo lega all’uomo come arte del produrre e arte conviviale insita nel sorseggiare emozioni, cultura e la storia di uomini che ne hanno conservato nozioni e tramandato tradizioni. “…se si è privi di un’allenata sensibilità estetica e di una spiccata attitudine a cogliere la bellezza dei singoli dettagli che ci circondano, è veramente difficile, se non impossibile, percepire a pieno tutte le le sfumature sensoriali, e dunque emotive, che il vino è capace di inviare a chi lo beve con passione, a chi si accosta a esso per soddisfare non un bisogno primario come la sete, ma il proprio desideri di piacere…Siamo infatti abituati agodere della bellezza in senso lato attraverso gli occhi, ma grazie all’incredibile attenzione che il vino ha suscitato intorno a sé, in particolar modo neglu iltimi trent’anni, è ormai chiaro che la bellezza non è privilegio esclusivo dello sguardo: ciò che è bello può essere anche asciltato, toccato, gustato, odorato. Possiamo considerare il vino come una sorta di opera d’arte a tutto tondo poiché, mentre possiamo fruire di un quadro o di una statuta in un museo, una sinfonia di beethoven, un film d’essai o un capolavoro della letteratura, utilizzand uno o al massimo due dei nostri cinque sensi che lavorano all’unisono nella percezione della bellezza astante, nel caso del vino li mettiamo in gioco tutti e cinque contemporaneamente, impegnando così il nostro corpo e la nostra mente in modo complesso e totalizzante in una ricerca edonistica. …Autenticità di sentimenti, di sensazioni, di emozioni. In vino veritas, dicevano gli antichi, come se avessero già intuito alla perfezione di quale benefica forza smascheratrice è capace questa bevanda tanto amata”.

IL RESPIRO DEL VINO
Luigi Moio

Introduzione

Una volta un poeta disse: “L’universo intero è in un bicchiere di vino”. Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi. Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l’intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell’età dell’universo, e l’evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione.

Richard P. Feynman
Premio Nobel per la Fisica nel 1965

È un dato  di fatto che il vino ormai attrae sempre più appassionati e affascina un pubblico davvero eterogeneo.
L’immenso potere seduttivo da sempre esercitato dal vino sull’uomo è innanzi tutto riconducibile alla sfera delle emozioni. Negli ultimi anni, poi, la considerazione che il vino è un bene culturale e l’espressione di tradizioni territoriali, ne ha accresciuto il fascino esaltandone anche l’aspetto estetico. In particolare, mi riferisco al suo profumo, poiché un vino che non ha profumo non è altro che una semplice dose d’alcol. Il vino, invece, è essenzialmente eleganza, classe infinita, e la sua raffinatezza sta proprio nell’attesa e nella moderazione. Il vino è il tempo che deve scorrere affinché una vigna dia i suoi frutti e questi si colorino. Un buon vino si assapora lentamente e non è certo necessario berne grandi quantità per apprezzarlo in tutte le sue sfumature.
Un grande vino è fatto di piccoli sorsi.
Non solo, un grande vino è armonia di profumi e il loro fascino conquista un numero sempre maggiore di persone – esperti conoscitori e neofiti entusiasti – interessate ai segreti della degustazione del vino e alla descrizione dei suoi odori. Il profumo è indubbiamente l’aspetto più bello di quello che gli antichi chiamavano “nettare degli dèi”, anche se il vino da loro prodotto, paragonato con quello attuale, doveva avere sentori a dir poco sgradevoli, pur essendo dotato del potere di inebriare dolcemente chi lo beveva.
Da diversi anni, studiare il profumo del vino è la mia grande passione. Nel lungo periodo che ho dedicato alla ricerca, durante i tantissimi seminari che ho tenuto e naturalmente durante le mie lezioni universitarie, mi sono accorto che, quando iniziavo a parlare del profumo del vino alle platee di tecnici o di studenti, l’attenzione era sempre straordinaria. Posso affermare che in ogni occasione l’aspetto olfattivo del vino è stato quello più interessante per il pubblico. Se per esempio mi dilungavo nella spiegazione di quali e quante molecole producono determinati odori, nonostante la complessità dell’argomento, tutti gli astanti restavano a dir poco incantati, perché era come se stessi svelando loro un fantastico trucco di magia.
In questo libro sono confluite tutte le argomentazioni sul profumo del vino da me trattate negli ultimi vent’anni in ricerche, incontri, seminari, lezioni, integrate dai tanti spunti ritrovati nei miei diari personali, con l’unico obiettivo di soddisfare l’interesse per l’entusiasmante mondo del vino già palesato da studenti, tecnici, sommelier, appassionati e perfino persone astemie, molte delle quali hanno poi cambiato idea, con mia grande felicità.
Ho affrontato con grande passione e impegno questa splendida sfida letteraria, ponendomi tuttavia la questione di come coniugare la divulgazione con il rigore scientifico; in particolare, ho dovuto decidere quanta chimica includere in queste pagine. Quando ho iniziato a scrivere, molti mi hanno consigliato di riservare uno spazio esiguo agli aspetti troppo scientifici. Qualcuno, addirittura, mi ha suggerito di ignorare completamente la chimica e di adottare un approccio narrativo e discorsivo, raccontando aneddoti e proponendo facili esempi che potessero raggiungere il più ampio pubblico di lettori. Non ero convinto, però, della semplificazione estrema che mi si prospettava: la mia natura di ricercatore non mi permetteva di rinunciare a parlare delle tanto studiate molecole odorose, pur consapevole che la parola “molecola” avrebbe letteralmente terrorizzato un pubblico totalmente a digiuno di chimica. Così il mio impegno, devo ammettere non esiguo, è stato quello di cercare di coniugare l’apparente freddezza della chimica con l’accogliente calore della convivialità, intimamente legata al vino. Non potendo quindi evitare di affrontare l’aspetto scientifico del profumo del vino, ho voluto illustrare con esempi semplici, che mi auguro davvero siano alla portata di tutti, il comportamento delle molecole odorose e quanto queste ultime influiscono sulla natura del vino. Del resto è quello che ho sempre fatto nella mia attività di ricerca in laboratorio tra Italia e Francia, quando cercavo di scoprire quali fossero le molecole responsabili di certi odori, come si originassero nel vino e in che modo esercitassero la loro azione olfattiva.
Nulla di nuovo, dirà chi mi conosce da tempo, ma in realtà per la prima volta provo a comunicare a una platea più ampia ed eterogena, composta di persone semplicemente curiose di scoprire la natura più intima del vino, quella che da anni è la mia passione quotidiana, animata dal difficile e ambizioso sogno di accarezzare la perfezione nel produrre vino.
Spero davvero di essere riuscito nel mio intento didattico di sintesi e in ogni caso vorrei tranquillizzare i lettori che amano poco la chimica, dicendo loro che potranno tranquillamente passare oltre quando s’imbatteranno in terribili formule e spaventosi grafici, che sono stati invece previsti per la gioia dei colleghi e dei più esperti. Questo libro, infatti, può essere letto in due modi, cioè soffermandosi sui contenuti più scientifici oppure tralasciandoli e, senza per questo perdere il filo del discorso, traendo godimento dalle sole parti discorsive.
Vi parlerò nelle prossime pagine di quel profumo coinvolgente che anticipa tutto ciò che si sente in bocca subito dopo avere avvicinato il bicchiere alle labbra. Di quel profumo che può essere un effetto del sole di un’alba radiosa o delle nuvole che precedono la pioggia. Di quel profumo che forse è l’aspetto sensoriale più straordinario del vino, perché è anche il linguaggio della sua composizione, della sua storia, delle sue tradizioni, dei territori in cui nasce e dei microclimi che ne accarezzano i giorni. Il vino è la sintesi sorprendente dei profumi di tutto ciò che ci circonda, perché ha nella sua natura più profonda le tracce della terra, dei fiori, dei frutti, delle spezie, del mare, della montagna, del vento, della luce e di tante altre cose che nobilmente rappresenta.
Il vino è il mondo intero in un bicchiere.
L’atto iniziale di chiunque si avvicini al vino è infatti quello di portare il calice al proprio naso per sentirne il profumo, roteando delicatamente il bicchiere, affinché il vino in esso contenuto, simile alla Terra che ruota intorno al proprio asse, possa sprigionare la sua intimità olfattiva. Da quando esiste l’uomo, nella sua cultura gastronomica non c’è altra bevanda o cibo che preveda questo meraviglioso rituale di incontro tra sensibilità, natura ed emozione. È una gestualità mitica, quella legata al vino, che con la sua delicatezza ci aiuta a riappropriarci del nostro tempo e del nostro equilibrio interiore.
Sarò certamente felice, perciò, se voi gentili lettori, arrivati all’ultima pagina, riporrete soddisfatti e arricchiti questo mio libro e un attimo dopo vi lascerete prendere dalla curiosità di stappare un’ottima bottiglia del vino che preferite per scoprire l’invitante e meraviglioso mondo di profumi che vi è racchiuso.
Vi ringrazio di avere iniziato questo profumatissimo viaggio insieme a me e brindo felicemente a tutti voi.

Luigi Moio

Introduzione

PROLOGO – La passione di sentire il vino

1 – L’essenziale dei cinque sensi
Il senso dei sensi
Il senso dell’equilibrio
Il senso più esteso
Il senso nascosto
Il meccanismo della stimolazione gustativa
I quattro gusti elementari
Il quinto gusto e forse… il sesto.
Senza naso non c’è gusto
Il senso dimenticato
L’organizzazione del congegno olfattivo
Gli odori sono invisibili agli occhi
Le vie olfattive
Dalla molecola all’odore
Gli odori attivano la trasmissione di flussi elettrici
I flussi elettrici diventano “immagini olfattive”
Un nome a ogni odore
2 – A caccia di odori
L’isolamento delle “prede”
Separare, identificare e quantificare
L’aiuto del naso
La misura dell’intensità degli odori
L’analisi sensoriale: uno strumento imprescindibile
La soglia di percezione
L’intensità olfattiva
Verso il futuro con le neuroscienze cognitive

3 – L’odore dell’uva
I grappoli profumati
I grappoli non profumati e il loro ritorno aromatico
I “palloncini odorosi”
L’origine del termine “precursore d’aroma”
La rottura del “filo”
I palloncini odorosi più diffusi
Non tutti i precursori generano terpeni
Colori che generano odori
La metamorfosi odorosa
L’indeterminatezza degli odori dei norisoprenoidi
Scrigni odorosi
L’equilibrio tra i palloncini odorosi liberi e legati nell’uva
Svuotamento totale e parziale del “serbatoio olfattivo”

4 – L’odore del mosto
Le molecole del fondo odoroso erbaceo
Mosti floreali
Mosti con odori erbacei “amplificati”
Mosti provvisti di odori silenti varietali
Mosti “erbacei”
Un tentativo di classificazione dei mosti in base al loro odore

5 – Il big-bang odoroso
Un fenomeno connesso con la vita
Il cagnolino e l’ossicino
Gli odori della fermentazione alcolica minuto per minuto
Lo scheletro olfattivo del vino
La vinosità
Gli odori fermentativi che nascondono “la vinosità”
Il duello odoroso tra alcoli superiori ed esteri
L’equilibrio tra gli odori di banana, mela e ananas
Gli odori fermentativi dell’impronta olfattiva del vino
Le sfumature d’odore anomale
Sei colonne olfattive che emergono dal bicchiere

6 – I piani olfattivi
Poche molecole per infiniti odori
La base olfattiva del vino
I piani olfattivi
Il buco nero olfattivo
Il quinto piano: l’aroma varietale

7 – Collasso ed espansione degli odori
Il tempo e i profumi fermentativi
Il collasso e l’espansione olfattiva
I vini a basso e alto potenziale olfattivo

8 – L’orchestra olfattiva
L’aroma varietale
Le differenze tra vini varietali e “neutri”
Vini “solisti” e vini “orchestrali”

9 – Le vette odorose dei vini solisti

I fiori del Moscato e del Gewurztraminer
La fragola degli ibridi
La sorprendente “pipì di gatto” del Sauvignon Blanc
Il “petrolio” del Riesling
La misteriosa riconoscibilità olfattiva dello Chardonnay
Il pepe verde del Cabernet
Il ribes del Pinot Noir
Il varietale complesso del Merlot
Il pepe nero dello Syrah
I piccoli frutti rossi e i fiori del Grenache

10 – I fermenti e il profumo del vino
Il Saccharomyces cerevisiae
Autoctoni o indigeni?
I lieviti indigeni
La staffetta
Il lievito selezionato
L’influenza del lievito sul profumo del vino

11 – Il vino al caldo
La fermentazione malolattica e i profumi non varietali
La fermentazione malolattica e i profumi varietali
Un’accelerazione dell’evoluzione naturale del vino

12 – Gli scambi olfattivi tra vino e barrique
Il dinamismo della barrique di rovere e i suoi profumi
La comunicazione olfattiva tra barrique e vino
Il vino che dorme e il vino che nasce in barrique

13 – La metamorfosi della dolcezza
Gli acini trasformisti e l’appassimento
L’appassimento e l’attenuazione del carattere varietale dei vini
Il profumo di alcuni vini passiti
I vini dolci ad invecchiamento ossidativo

14 –  Il profumo della terra
Il concetto di terroir
Vini solisti e riconoscibilità olfattiva territoriale
“Sentire” la terra
Elogio della purezza olfattiva
A proposito d’identità e tipicità
L’identità della vigna e il concetto di cru
L’uomo e l’identità olfattiva del vino

15 – Il vino tra le nuvole
Un flûte di champagne a Parigi
L’indeterminazione del difetto d’odore
L’azione omologante dei difetti d’odore
Gli odori di muffa e terra
L’odore di fumo
L’odore di “ridotto”
L’odore di “ossidato”
L’odore di sudore di cavallo
L’odore di tappo

16 – Elogio della longevità
Invecchiare lentamente
La longevità
Venticinque anni di profumi
Le “rughe olfattive” e gli odori di vino vecchio
Riflessioni sulla classificazione degli odori del vino

17 – Suono, colore e forma del vino
Il suono
Il colore
La forma del vino
Gli elementi del gusto
Gli stimoli dolci
I componenti acidi
Gli stimoli amari
Gli elementi salati
Gli stimoli tattili
I tannini “buoni” e “cattivi”
I composti del vino che influenzano la percezione dell’astringenza

18  – La festa sensoriale
Che cosa vuol dire degustare un vino?
Un atto imprescindibile
Diversi criteri per più obiettivi

LE FASI DELLA DEGUSTAZIONE

Il vino e gli occhi
La fluidità
Le “lacrime” del vino
La limpidezza
La brillantezza
Il colore
Che cosa ci dice il colore del vino?

Il vino e il naso
Il profumo del vino prima di berlo: l’odore
Intensità e complessità odorosa
Il profumo dei piccoli sorsi: l’aroma
La dinamicità della percezione aromatica
La persistenza aromatica

Il vino e la bocca
IL dinamismo della percezione gustativa
L’equilibrio gustativo
L’equilibrio “a due dimensioni” del vino bianco
L’equilibrio “a tre dimensioni” del vino rosso

19 – Il linguaggio degli odori del vino
Senza memoria c’è il buio olfattivo
Il degustatore perfetto
L’importanza della ginnastica olfattiva
Un nome a ogni profumo
I ventagli olfattivi a due dimensioni
Il ventaglio olfattivo degli odori floreali dei vini bianchi
Il ventaglio olfattivo floreale dei vini rossi
Gli odori fruttati, vegetali e speziati
Gli spazi olfattivi a tre dimensioni
E per terminare… cinque odori “difficili”

20 – Il profumo dei vini orchestrali

Le bussole olfattive di alcuni vini bianchi italiani
La frutta tropicale dell’Arneis
La frutta, i fiori di limone e l’eucalipto della Falanghina
I fiori, il muschio e il fumo del Fiano
Le lievi note floreali e la mandorla della Garganega
Gli sbuffi tiolici del Grechetto
La pesca gialla, l’albicocca e le spezie del Greco
I fiori d’arancio, la rosa e la salvia del Müller-Thurgau
Gli sbuffi floreali e lo zafferano della Ribolla gialla
Il lime e la ginestra del Verdicchio
La frutta e le sfumature “iodate” del Vermentino

Le bussole olfattive di alcuni vini rossi italiani
La violetta e i mirtilli dell’Aglianico
La prugna, la ciliegia e i fiori appassiti del Cannonau
L’amarena e il pepe della Corvina
La ciliegia e le spezie del Montepulciano
La violetta, la rosa appassita e i frutti rossi del Nebbiolo
La viola e la marasca  del Nerello Mascalese
La ciliegia essiccata e le spezie del Nero d’Avola
La confettura di mirtilli e l’uva passa del Primitivo
La prugna, il lampone  e le spezie del Sagrantino
L’amarena, la viola e il caffè torrefatto del Sangiovese

EPILOGO –  Il privilegio della bellezza

Epilogo
Il privilegio della bellezza
Alla fine di questa lunga passeggiata tra profumi e molecole qualcuno di voi lettori sarà esausto, qualcuno desideroso di approfondire, altri ancora si saranno sorpresi della grande quantità di aspetti che vengono presi in considerazione quando si produce un vino.
Si è parlato degli odori dell’uva, di come nascono quelli del vino, gradevoli o sgradevoli che siano, di come propendono a evolversi o a involversi in funzione della longevità del vino stesso e del ruolo che hanno le molecole odorose nella nascita dei profumi. Ci si è soffermati, poi, sulla degustazione, considerandola non solo una procedura puramente tecnica o una dimostrazione di abilità soggettiva. Mi è sempre apparso riduttivo, infatti, pensare a un momento di concentrazione così elevata come all’espressione di una fredda capacità di analisi. Secondo me, per degustare un vino non sono sufficienti solide conoscenze metodologiche, una vasta esperienza o una buona memoria olfattiva, ma occorre essere “artisti”. Se si è privi di un’allenata sensibilità estetica e di una spiccata attitudine a cogliere la bellezza dei singoli dettagli che ci circondano, è veramente difficile, se non impossibile, percepire a pieno tutte le sfumature sensoriali, e dunque emotive, che il vino è capace di inviare a chi lo beve con passione, a chi si accosta a esso per soddisfare non un bisogno primario come la sete, ma il proprio desiderio di piacere.
Ricercare l’essenza più profonda del vino, facendosi trasportare nell’universo dei suoi bellissimi profumi, è più che altro un atto ludico, sicuramente non necessario alla sopravvivenza della specie umana, ma forse proprio per questo compiuto per una scelta consapevole: il fatto stesso che il vino non sia indispensabile, ci consente di essere liberi di avvicinarci a esso senza pregiudizi e senza costrizioni. E la libertà di questo gesto sta nella certezza interiore che, facendone a meno, ci priveremmo di un momento di intima leggerezza, di fascinazione dei sensi, di ricerca della bellezza attraverso un canale per certi versi inatteso: il naso. Siamo abituati, infatti, a godere della bellezza in senso lato attraverso gli occhi, ma grazie all’incredibile attenzione che il vino ha suscitato attorno a sé, in particolar modo negli ultimi trent’anni anni, è ormai chiaro che la bellezza non è un privilegio esclusivo dello sguardo: ciò che è bello può essere anche ascoltato, toccato, gustato, odorato. Potremmo considerare il vino come una sorta di opera d’arte a tutto tondo poiché, mentre possiamo fruire di un quadro o di una statua in un museo, una sinfonia di Beethoven, un film d’essai o un capolavoro della letteratura, utilizzando uno o al massimo due dei nostri cinque sensi che lavorano all’unisono nella percezione della bellezza astante, nel caso del vino li mettiamo in gioco tutti e cinque contemporaneamente, impegnando così il nostro corpo e la nostra mente in modo complesso e totalizzante in una ricerca edonistica.
A molti potrà sembrare una perdita di tempo e uno spreco di energie dedicare tanta attenzione e tanti studi scientifici a un tema apparentemente frivolo e leggero quale è la conoscenza del vino. Non contribuendo il vino in modo significativo a soddisfare il fabbisogno nutritivo o altre esigenze materiali dell’uomo, ci si potrebbe domandare perché sia al centro di tanti dibattiti, perché s’imponga in modo così consistente sul mercato mondiale rispetto ai molti altri cibi e bevande che sono alla base della nostra alimentazione. Talvolta mi sono soffermato anch’io a riflettere su questo aspetto un po’ contraddittorio, considerando che, anche se lo si beve con uno scopo tutto sommato effimero, il vino merita queste attenzioni per la magia che sprigiona, per la sua capacità di aggregare gli uomini e di generare emozioni. Perciò, giunto al termine di questo libro, che forse avrebbe potuto essere scritto in forma di romanzo, considerata la forza evocativa del nostro protagonista, vi voglio rivelare che per me il vino, al di là della sua qualità, indipendentemente da chi lo produce e dagli aspetti tecnici legati alla sua produzione, è comunque una manifestazione della bellezza, poesia innata legata ai ritmi della natura. E poi, considerato che davanti a una bottiglia di vino, che sia economicissima o di un’annata pregiata, si è tutti in armonia, si ritrova il senso del proprio tempo interiore, è giusto che ciascuno, nella sua personalissima ricerca del piacere, scelga di bere il vino che preferisce, senza dover per forza rientrare in schemi precostituiti e dettati non tanto dalla potenza di un’emozione soggettiva, ma dall’asetticità di un comune sentire, che potrebbe non essere sempre autentico.
Il vino invece è proprio questo: autenticità. Autenticità di sentimenti, di sensazioni, di emozioni. “In vino veritas”, dicevano gli antichi, come se avessero già intuito alla perfezione di quale benefica forza smascheratrice è capace questa bevanda tanto amata.
Il mio auspicio più sincero è che non si perda mai il gusto di assaporare il vino semplicemente per regalarsi un profondo e indimenticabile piacere.

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