ASPRINIO D’AVERSA: VITI DI 200 ANNI CHE RAGGIUNGONO I 15 METRI DI ALTEZZA — DAI TERRENI CONFISCATI AL PATRIMONIO VIVENTE
Di Michele Shah, Regional Ambassador OVC per l’Italia, dalla Campania
A Vitematta, a Casal di Principe — il cui nome si traduce letteralmente con “vite matta” — ogni bottiglia di vino porta con sé una storia di riscatto sociale. Il nome è particolarmente appropriato per queste straordinarie viti di Asprinio d’Aversa, allevate fino a raggiungere altezze di 15 metri. Qui viene prodotto l’Asprinio d’Aversa DOC da terreni un tempo confiscati alla criminalità organizzata e trasformati in lavoro, dignità e futuro per la comunità.
Questo è un luogo plasmato dalla lunga e potente influenza della Camorra e di altre reti criminali che hanno esercitato il loro potere su questa parte della Campania. Nell’area del Casertano, la criminalità organizzata esercitava la propria influenza non soltanto attraverso la violenza e le intimidazioni, ma anche attraverso il controllo dei terreni, delle attività commerciali, dell’occupazione e della vita economica locale. Vitematta rappresenta un utilizzo completamente diverso di quelle terre e un futuro diverso per le persone che vi abitano.
Durante la nostra visita, Michele Scarpa, ex comandante dei Carabinieri di Casal di Principe, ci ha spiegato quanto fosse stata estrema la situazione in passato. Ha descritto questa piccola area come una delle roccaforti della Camorra più profondamente radicate di tutta la Campania, dove i clan criminali avevano esercitato un controllo forte e pervasivo sul territorio e sulle persone.
Ci ha raccontato di aver trascorso 30 anni a combatterli, assistendo all’arresto e alla reclusione di membri di queste organizzazioni criminali — molti dei quali, ha detto, si trovano ancora in carcere.
Ascoltare direttamente il racconto di una persona che ha trascorso tre decenni a contrastare la criminalità organizzata ha dato un’altra dimensione alla storia della terra sulla quale ci trovavamo. La Campania presenta una complessità che si riflette anche nel carattere dei suoi vini.
Da sinistra a destra: Anna Guida; Gianluca Tommaselli; Michele Scarpa; Vincenzo Letizia; Francesco Zagaria; Pasquale Corvino
L’Alberata Aversana — uno straordinario patrimonio vivente
Vincenzo Letizia, che dirige il team tecnico e agricolo della Cooperativa Sociale Eureka Onlus ed è la forza trainante di Vitematta, ha costruito il progetto attorno al rilancio dell’Asprinio d’Aversa DOC e dell’antico sistema dell’alberata — un sistema nel quale le viti vengono tradizionalmente allevate tra alti alberi di pioppo, o pioppi, e vendemmiate a mano utilizzando scale che possono raggiungere i 12–15 metri.
Asprinio d’Aversa – Vitematta
La tenuta Vitematta gestisce circa 20 ettari nei territori di Casal di Principe, Villa Literno e Santa Maria La Fossa, dei quali circa sette ettari sono coltivati a vigneto. I vigneti comprendono straordinarie vecchie viti ad alberata e altre piante ultracentenarie.
Vitematta produce complessivamente circa 90.000 bottiglie, di cui circa 6.000 provengono dalle storiche viti ad alberata. Oltre all’Asprinio, la cantina produce anche Falanghina e Aglianico, che tuttavia rappresentano complessivamente soltanto circa 9.000 bottiglie.
Alcune di queste straordinarie viti allevate ad alberata hanno più di 200 anni e sono pre-fillosseriche. I loro tralci possono raggiungere un’altezza di 12–15 metri, mentre ogni pianta si estende su diverse centinaia di metri quadrati e può produrre fino a 200 chilogrammi di uva.
Le viti e i pioppi che le sostengono fanno parte di un antico paesaggio vivente e rappresentano importanti testimoni della storia agricola, della cultura e dell’identità dell’area di Aversa.
Asprinio d’Aversa DOC di 200 anni e pre-fillosserico – Vitematta
La loro sopravvivenza è a sua volta una storia di resilienza. Queste viti hanno resistito ai cambiamenti dei tempi, alle pressioni economiche e al declino delle pratiche agricole tradizionali, eppure continuano a produrre frutti.
Il loro patrimonio genetico viene preservato attraverso la propagazione di talee e giovani piante ottenute dalle vecchie viti, contribuendo a garantire che questo materiale unico possa sopravvivere nei vigneti delle generazioni future.
In questo modo, il sistema dell’alberata non viene semplicemente conservato come una curiosità storica: viene mantenuto vivo come tradizione agricola ancora produttiva.
«La storia dell’Alberata Aversana è profondamente radicata nell’antica cultura vitivinicola dell’area di Aversa. Vitematta descrive questo sistema come associato agli Etruschi, nel quale le viti venivano “maritate” a sostegni viventi come i pioppi», spiega Letizia.
Anche altre fonti storiche associano il tradizionale sistema della vite maritata della pianura aversana alla viticoltura etrusca, sebbene le origini precise dello stesso vitigno Asprinio rimangano oggetto di dibattito storico e scientifico.
La tradizione è certamente antica, con testimonianze della viticoltura nell’area più ampia che risalgono almeno al VI secolo a.C.
Il sistema è straordinario da osservare nel vigneto. Le viti si arrampicano nella chioma dei pioppi, creando una forma di viticoltura quasi architettonica.
La vendemmia viene effettuata a mano utilizzando i lunghi scalilli, ovvero le scale necessarie per raggiungere i grappoli molto al di sopra del terreno.
La stessa Vitematta descrive queste viti come capaci di raggiungere altezze impressionanti e accoglie i visitatori che desiderano vedere le storiche viti maritate al pioppo e degustare i vini prodotti da esse.
Asprinio d’Aversa – Vitematta
Un vino definito dalla sua acidità
Al fianco di Letizia per quanto riguarda gli aspetti tecnici e la vinificazione c’è Gianluca Tommaselli, la cui esperienza ha contribuito a sviluppare diverse espressioni dell’Asprinio d’Aversa, rispettandone al contempo la distintiva identità locale.
«Il nome Asprinio deriva dall’italiano aspro, con il significato di “aspro” o “acidulo”, e fa riferimento al carattere naturalmente pungente e fortemente acido dell’uva», afferma Tommaselli.
«L’Asprinio è rinomato per la sua pronunciata acidità e freschezza — un’acidità che al palato può risultare quasi tagliente — e queste caratteristiche lo rendono particolarmente adatto alla produzione di vino spumante. Vitematta descrive il vitigno come fresco, vivace e distintamente acido, con note di agrumi, mela verde e fiori.»
Tra i vini prodotti da Vitematta ci sono Pietra Bianca, un Asprinio IGT Terre del Volturno, e Radice Etrusca, un Asprinio Spumante DOC Aversa prodotto con il Metodo Classico.
Pietra Bianca è un vino bianco fermo con freschi aromi agrumati e la marcata acidità e il carattere minerale tipici dell’Asprinio e dei terreni vulcanici della sua zona d’origine.
È importante sottolineare che viene prodotto con uve coltivate su terreni confiscati alla criminalità organizzata.
Radice Etrusca è invece l’espressione spumante: di colore giallo pallido, presenta bollicine fini e persistenti, aromi di lievito e crosta di pane accompagnati dalle caratteristiche note agrumate e minerali dell’Asprinio, con un finale fresco e minerale.
Vitematta ha inoltre portato la straordinaria acidità e resilienza dell’Asprinio in una direzione sperimentale con Più o Meno Dieci, un progetto di vino affinato sott’acqua sviluppato insieme ad altri produttori del gruppo Ager Asprinio.
Il nome fa riferimento al viaggio che porta dalle viti che crescono a circa 10 metri dal suolo al vino che viene affinato a circa 10 metri sotto il livello del mare.
A partire da aprile 2024, [testo originale: qui compare un termine mancante/errato nel testo fornito] viene sottoposto ad affinamento sul fondale del Parco Archeologico Subacqueo di Baia, mentre un’altra parte viene affinata nelle tradizionali cave di tufo dell’area della DOC Aversa.
Il progetto prevede una produzione limitata di 1.750 bottiglie affinate in mare e altre 1.750 bottiglie affinate nelle grotte.
La temperatura costante, la pressione e l’ambiente subacqueo sono pensati per influenzare l’evoluzione del vino, mantenendo al tempo stesso la vivace acidità per cui l’Asprinio è conosciuto.
Asprinio in una direzione sperimentale con Più o Meno Dieci
Dai terreni confiscati all’agricoltura sociale
Ma la storia di Vitematta non riguarda soltanto le straordinarie viti e un antico vitigno. Riguarda anche ciò che accade quando terreni un tempo controllati dalla criminalità organizzata vengono restituiti a un uso produttivo a beneficio della comunità.
I vigneti di Vitematta comprendono due appezzamenti di terreno a Casal di Principe, confiscati alla criminalità organizzata e affidati nel 2009 alla Cooperativa Sociale Eureka Onlus.
La documentazione ufficiale di Agrorinasce identifica i due appezzamenti come terreni agricoli confiscati alla criminalità organizzata e successivamente assegnati a Eureka, che ha istituito il Centro di Agricoltura Sociale Antonio Di Bona, intitolato a un agricoltore locale vittima innocente della Camorra.
Oggi questi terreni vengono coltivati anziché essere controllati da interessi criminali, producendo vino e occupazione e creando al contempo opportunità per persone che affrontano difficoltà sociali e psicologiche.
Il progetto Vitematta fa parte dell’approccio più ampio di Eureka all’agricoltura sociale, utilizzando l’attività produttiva come risposta concreta alle necessità di un territorio difficile.
Una parte importante di questa più ampia missione sociale è il lavoro di Pasquale Corvino, presidente della Cooperativa Sociale Agropoli Onlus.
Agropoli ha sviluppato un ampio programma di inclusione sociale e di recupero e utilizzo produttivo dei beni confiscati, che comprende anche il ristorante sociale NCO di Casal di Principe.
Molte delle persone sostenute dalla Onlus vengono inoltre formate per lavorare nei vigneti e nelle cantine, imparando competenze pratiche e un mestiere che può offrire loro maggiore indipendenza e una strada verso l’occupazione.
Il lavoro della cooperativa si estende oltre i vigneti alla ristorazione, al turismo, alla formazione e ad altre attività sociali, creando opportunità per persone che affrontano difficoltà sociali e psicologiche, affinché possano sviluppare competenze, ricostruire la propria fiducia e assumersi responsabilità.
Cooperativa Sociale Agropoli Onlus
È questo che rende la storia particolarmente significativa: il lavoro non consiste semplicemente nella riabilitazione in teoria. Si tratta di imparare attraverso le attività quotidiane, il lavoro di squadra e la produzione condivisa di qualcosa di concreto.
Un vigneto, una cantina, un ristorante o una bottiglia di vino diventano parte di un processo molto più ampio di ricostruzione delle vite delle persone e di restituzione di valore a un territorio.
Un futuro diverso per la terra
È difficile pensare a un esempio più potente di come la viticoltura possa diventare uno strumento di rigenerazione.
Terreni un tempo associati al potere della Camorra e di altre reti criminali oggi producono Asprinio d’Aversa, preservano un’antica tradizione agricola, proteggono il patrimonio genetico di viti secolari e offrono alle persone un futuro diverso.
La storia riunisce inoltre due forme di patrimonio molto diverse.
Da una parte c’è l’antico patrimonio dell’Alberata Aversana — le viti alte, i pioppi, la vendemmia manuale e lo straordinario materiale genetico delle vecchie piante — e dall’altra c’è la storia più recente di un territorio che ha dovuto riconquistare la propria terra, il proprio lavoro e la propria identità alla criminalità organizzata.
Il lavoro di coloro che hanno combattuto la criminalità organizzata — compresi gli appartenenti alle forze di polizia e ai Carabinieri che hanno contribuito a contrastare e smantellare il potere del clan dei Casalesi e di altre organizzazioni criminali — fa parte di questa più ampia storia di liberazione.
Il racconto di Michele Scarpa sui decenni trascorsi a combattere la Camorra rappresenta una parte personale di questa storia più ampia, e noi l’abbiamo ascoltato direttamente da lui durante la nostra visita.
A Vitematta, quindi, le vecchie viti sono molto più di una curiosità agricola.
Sono testimoni viventi della storia dell’area di Aversa, mentre i vigneti stessi sono diventati parte di un capitolo completamente diverso di quella storia.
Il lavoro non è completo quando i criminali vengono arrestati; è completo quando la terra, il lavoro e il futuro vengono restituiti alla sua gente.
Michèle Shah è giornalista e consulente nel settore del vino e Regional Ambassador per l’Italia presso The Old Vine Conference.






