De Luca, con Prete e Boccia, sulla ripresa economica in Campania

RAPPORTO CAMPANIA 2016
Il sistema socio-imprenditoriale campano si è mosso in un contesto nazionale e internazionale in cui la ripresa vaticinata da politici, economisti, intellettuali e stake-holders, non si è pienamente manifestata. L’inversione di tendenza del ciclo economico, in particolare nel nostro Paese e nei vari sistemi territoriali, è stata, infatti, sostanzialmente debole e gli investimenti hanno stentato a decollare. La crescita complessiva del valore aggiunto a prezzi correnti (comprensiva quindi dei fenomeni inflattivi) è stata in Italia pari a +1,3 punti percentuali rispetto al 2014, grazie alla componente estera (le esportazioni sono cresciute del 3,8%) ed alla ripresa dei consumi delle famiglie (+1,1%).
Il territorio campano è risultato meno dinamico rispetto al profilo medio del Paese, registrando, nel 2015, un tasso di crescita del valore aggiunto pari a +0,9 punti percentuali; tuttavia, nessuna provincia mostra segnali di flessione, suggerendo come l’inversione di tendenza sia pervasiva e particolarmente marcata in provincia di Benevento (+1,7%) e Salerno (+1,2%); il dinamismo di Napoli è in linea con quello del Mezzogiorno nel suo complesso.
Andamento del valore aggiunto a prezzi base nelle province campane, in Campania, nel Mezzogiorno e in Italia (2015; variazioni % sul 2)
Fonte: Unioncamere – Fondazione Istituto Guglielmo Tagliacarne
Il ciclo economico della Campania risulta meno suscettibile di fluttuazioni e sensibile agli stimoli esterni anche in relazione al modello di sviluppo perseguito ed, in particolare, ad alcune componenti economiche di rilievo, come la Pubblica Amministrazione, il cui valore aggiunto prodotto incide sul totale della ricchezza in maniera sensibilmente maggiore rispetto alla media nazionale (2013: Campania 20,4%; Italia 13,6%), rendendo di conseguenza meno elastico l’intero circuito economico.
Nonostante una crescita della ricchezza prodotta inferiore rispetto alla media Paese, la Campania ha mostrato una buona vivacità del proprio tessuto imprenditoriale, superiore alla media dell’Italia, registrandosi infatti un incremento delle imprese, nel 2015, del +1,2% rispetto al 2014 a fronte del +0,3% nazionale. Va specificato che l’incremento complessivo osservato per la Campania è il risultato dell’importante dinamismo registrato in provincia di 3

Napoli (+2,3%), cui fanno seguito i contenuti incrementi (comunque superiori alla media Paese) registrati nelle province di Caserta e Salerno (entrambe +0,4%), della sostanziale stazionarietà di Benevento (+0,1%) e della moderata flessione di Avellino (-0,2%).
L’irrobustimento, inoltre, viene decisamente influenzato dalla componente straniera che, nel contesto campano, cresce nel tempo e che conta, a fine 2015, oltre 37,7 mila imprese, ossia il 12,8% in più rispetto al 2014 (incremento medio Italia: +5,0%). Anche l’imprenditoria femminile, pari ad oltre 131 mila imprese, presenta segnali favorevoli (+0,9%), appena al di sopra della media nazionale e del Mezzogiorno (rispettivamente +0,8%, +0,7%), ma va affermato che solo la provincia di Napoli evidenzia chiari segnali di crescita (+2,3%).
Di contro, le quasi 80 mila imprese condotte da giovani (under 35) si manifestano in flessione nel 2015 (-0,5%), ma molto meno di quanto si rileva in media nel Paese (-2,5%); anche in tal caso, si sottolinea come in provincia di Napoli la dinamica delle imprese giovanili sia ampiamente favorevole (+1,9%).
Un riferimento specifico deve essere speso per le imprese iscritte nel Registro Imprese nella sezione delle start-up innovative; in Campania si attestano, ad aprile 2016, a 339, il 26,5% dell’intero Mezzogiorno, impegnate per lo più (265) nel terziario non commerciale e non ricettivo.
Va poi osservato come per sostenere in modo più massiccio e pervasivo la propagazione di innovazioni di tipo tecnologico all’interno del tessuto produttivo nazionale, il Decreto Legge 3/2015 (Investment Compact), convertito con modificazioni dalla Legge 33/2015, ha assegnato larga parte delle misure già previste per le start-up innovative ad una platea di imprese potenzialmente molto più ampia: le c.d. “PMI innovative”. Ad aprile 2016 in Campania sono 9 le aziende che presentano questi requisiti e che hanno, in media, effettuato investimenti consistenti in immobilizzazioni immateriali, con un incidenza sul fatturato del 173,7%. Complessivamente l’investimento in ricerca e sviluppo riportato nel bilancio 2014 dalle imprese innovative è pari a circa 458 mila euro (ossia 65,5 mila euro per impresa); inoltre, le stesse hanno iscritto in bilancio poste per “concessioni, licenze e marchi” per un valore medio per azienda di 13,2 mila euro e per “diritti di brevetto industriale” per 114,4 mila euro.
Innovative sono, altresì, le imprese che hanno stipulato un contratto di rete, strumento attraverso il quale le aziende si impegnano a realizzare uno scopo comune, un progetto di consolidamento o crescita che interessi alcune fasi del processo produttivo, come pure gli acquisti, la produzione, l’innovazione, l’internazionalizzazione, la distribuzione, etc. A marzo 2016 in Campania risultano 765 le aziende coinvolte in tali processi aggregativi, in particolare nel comparto dei servizi.
Il tema dell’innovazione passa anche attraverso i percorsi di digitalizzazione che si configura sempre più quale elemento imprescindibile della competitività; le imprese campane con dipendenti che utilizzano internet per aumentare la possibilità di fare affari 2015 sono il 37%, una quota minore rispetto a quella osservata nella media nazionale 4

(40,2%). Occorrono ulteriori sforzi in tale contesto anche perché le imprese che utilizzano internet per aumentare la possibilità di fare affari si manifestano certamente più competitive ed in grado di sviluppare maggiormente le proprie attività produttive (imprese che hanno assunto personale nel 2015: con l’utilizzo di internet: 22,8%: senza 11,5%).
Sempre in tema di innovazione, un riferimento specifico deve essere speso in tema di Green Economy. A questo proposito, in Campania, le imprese (con almeno un dipendente dell’industria e dei servizi) che hanno investito tra il 2008 e il 2015 in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale sono il 23,4%, appena al di sotto della media nazionale (24,5%), con punte in provincia di Benevento (26,8%) e Salerno (25%). Si tratta di investimenti per lo più dedicati alla riduzione dei consumi di energia (Campania 85%; Italia 84,4%), sebbene non manchi l’impegno verso la sostenibilità del processo produttivo (15,2%) e verso prodotti e servizi di tipo green (9,9%)1.
1 Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100.
Se l’innovazione è un fattore di competitività per qualsiasi sistema produttivo, ulteriori elementi di dinamismo e capacità di conferire ricchezza addizionale si riscontrano nella presenza di filiere strategiche, quali quelle legate alla cultura ed al mare. Il sistema produttivo culturale, contando quasi 21,5 mila imprese nel 2015, contribuisce alla creazione del 2,6% del valore aggiunto prodotto in Campania come pure del 2,5% dell’occupazione. Il settore, tuttavia, manifesta ulteriori potenzialità di crescita in quanto il peso della ricchezza e l’occupazione prodotta dallo stesso in regione è inferiore all’incidenza media nazionale pari, infatti, al 3,8% del PIL e al 3,7% degli occupati. Se a queste imprese si aggiunge un’ulteriore fascia di aziende c.d. creative driven (imprese non direttamente culturali ma che impiegano professionalità riconducibili al concetto di cultura), il valore aggiunto prodotto in Campania dal sistema culturale e creativo allargato ammonta al 4,6% del totale.
Per quanto concerne l’economia del mare, la ricchezza prodotta dalla filiera si attesta al 3,9% del totale nel 2015 (Italia 2,9%), trainata dalla provincia di Napoli (5,5%) in cui si evidenziano, chiaramente, le attività legate all’indotto portuale (movimentazione merci e passeggeri: Napoli 29,4%; Italia 18,1%) e nel turismo costiero (Napoli 32%; Italia 30,2%). A livello regionale, nell’economia del mare si contano oltre 22 mila imprese, in crescita dell’1,8% rispetto all’anno precedente (Italia +1,9%), per lo più in ragione del dinamismo espresso dal settore della ricerca, regolamentazione e tutela ambientale (+5%).
Sul piano occupazionale va, invece, sottolineato come il 2015 sia stato un anno non particolarmente critico per la Campania, dal momento che l’incremento degli occupati è risultato dell’ordine dell’1,0%, ossia superiore alla media nazionale (+0,8%), ma inferiore al profilo del Mezzogiorno (+1,6%). Nonostante la dinamica positiva registrata dagli occupati, resta tuttavia elevato il livello di disoccupazione presente nella regione: il tasso di disoccupazione risulta, infatti, pari a 19,8 punti percentuali ossia circa 8 punti in più della media italiana. Si registra poi un peggioramento dei livelli di disoccupazione rispetto al periodo ante crisi, dal momento che nel 2005 il relativo tasso si attestava al 14,9% presentando un “ritardo “ minore rispetto alla media italiana, pari al 7,7%. 5

Un ulteriore aspetto che merita attenzione nell’ambito del mercato del lavoro è legato alla disoccupazione giovanile (15 – 24 anni) che, nel 2015, si attesta al 52,7%, superiore di oltre 12 punti percentuali rispetto alla media nazionale (40,3%) ed in crescita di 13,6 punti percentuali rispetto al medesimo dato del 2005.
Inoltre, dalla disamina degli elementi di attrattività del territorio campano sono emersi elementi di positività che concernono in primis aspetti ambientali. Ad esempio, molto rilevante è risultato l’impegno dimostrato dal territorio nei confronti della raccolta differenziata dei rifiuti prodotti: in Campania si effettua la raccolta differenziata per il 47,6% dei rifiuti urbani a fronte del 45,2% della media italiana e tale quota risulta in aumento del 3,5% rispetto al 2013. Altro elemento di positività è rintracciabile nella ripresa del mercato immobiliare in regione dopo le non brillanti performance degli ultimi anni: si registrano infatti, nel 2015, in Campania oltre 27,6 mila transazioni normalizzate delle abitazioni residenziali, con un incremento rispetto al 2014 del +5,6%, valore questo non distante dall’incremento medio del Paese (+6,5%).
Tasso di disoccupazione 15 anni e più nelle province campane, in Campania, nel Sud e Isole e in Italia (2005-2015; Valori assoluti e Diff. 2005-2015) 2005
2015
Diff. %
2005-2015
Caserta
12,6
19,6
7,1
Benevento
12,8
13,7
0,9
Napoli
17,0
22,1
5,1
Avellino
13,3
16,5
3,2
Salerno
12,2
16,6
4,4
CAMPANIA
14,9
19,8
4,9
MEZZOGIORNO
14,2
19,4
5,2
ITALIA
7,7
11,9
4,2

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