“Vitereszero: gestione dei vigneti a residuo zero e uso innovativo delle risorse idriche”.

Cambiare passo. La vitivinicoltura affronta il cambiamento “imposto” dalla pandemia e soprattutto dal cambiamento climatico con l’emergenza idrica connessa. Se il mondo del vino si stava proiettando lentamente verso interventi mirati ad una maggiore attenzione al clima, alle risorse idriche e di come la tecnologia e la ricerca potessero offrire soluzioni adeguate, con la pandemia tutto si è accelerato. E si moltiplicano sul territorio piccoli e grandi progetti che tendono a sperimentare interventi nella direzione della “sostenibilità”,  e dall’Irpinia abbiamo un importante esempio concreto con il progetto “Vitereszero: gestione dei vigneti a residuo zero e uso innovativo delle risorse idriche”. “Abbiamo definito un protocollo per la gestione del vigneto biologico, azzerando i trattamenti a base di rame come sappiamo molto utilizzato proprio nel biologico, obiettivo è residuo zero – commenta Francesco Acampora, imprenditore dell’azienda “Il Cortiglio” che sta sviluppando questo progetto nella vigna di famiglia-. Vogliamo cambiare l’approccio alla lotta fitosanitaria, cercando il minimo impatto possibile con il territorio per tutelare l’intero eco sistema che vive intorno alla vigna”. Per Antonio De Cristofaro, ordinario di Controllo biologico ed integrato e di Entomologia Agraria e Forestale dell’Università degli Studi del Molise e coinvolto nel progetto in qualità di responsabile scientifico: “lo scopo ultimo è quello di ottenere un prodotto di alto profilo qualitativo dal punto di vista organolettico e ancor più pregiato perché privo di residui di prodotti di sintesi”. Filippo De Curtis, associato di Patologia Vegetale dell’Università degli Studi del Molise, si è concentrato sulla lotta ai patogeni sostenendo che “se qualche anno fa il target principale era il patogeno, in questa nuova fase della lotta biologica la buona e necessaria filosofia è disegnare una strategia di lotta che prenda in considerazione non solo i patogeni ma il miglioramento in generale della pianta (induzione di resistenza vs i patogeni e condizioni nutrizionali), della zona radicale (dare più importanza al microbiota rizosferico), nonché dell’interazione completa patogeno-pianta- ambiente”. In azienda sono stati avviati due campi sperimentali per Fiano e Aglianico, ognuno per tre tipologie di interventi in modo da avere più dati, mentre per la gestione delle acque vengono impiegati dei polimeri super assorbenti che trattengono acqua in eccesso e la rilasciano nel tempo. Questo metodo riprende il meccanismo naturale della pomice, della cenere vulcanica: assorbono acqua d’inverno e la rilasciano d’estate.

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